Comunicato ufficiale Dream Team.

Collage di immagini in bianco e nero di persone con disabilità che praticano sport, con un simbolo centrale giallo e nero della A.S. Dream Hockey Club Milano ONLUS.

Il Dream Team Milano non parteciperà al prossimo Campionato Nazionale di Powerchair Hockey FIPPS

Scriverlo fa male. Comunicarlo ancora di più.
Quella che annunciamo oggi è una decisione storica, difficile e profondamente sofferta. Ma non è improvvisa, né frutto di leggerezza: è l’esito di un lungo percorso fatto di impegno, dialogo, tentativi di confronto e, soprattutto, di tanto amore per questo sport.

Per noi, il Powerchair Hockey è sempre stato molto più di una disciplina sportiva.
È stato uno spazio di libertà, una palestra di sogni, una possibilità concreta per tante persone con disabilità fisiche anche molto gravi di vivere la competizione, la squadra, la bellezza dell’agonismo accessibile.
Per anni, è stato l’unico sport paralimpico praticabile da chi ha importanti limitazioni motorie.

Cos’è cambiato

Negli ultimi anni, però, qualcosa si è incrinato.
Il nostro sport ha preso una direzione che ci lascia sempre più perplessi e preoccupati.
È diventato sbilanciato verso chi può esprimere più potenza, resistenza e velocità, perdendo attenzione verso chi, nella propria fragilità fisica, aveva trovato nel powerchair hockey un’occasione di riscatto, inclusione e orgoglio.

Abbiamo provato in ogni modo a contribuire al cambiamento: avanzando proposte, scrivendo istanze, presentando idee in modo aperto e costruttivo. Anche dopo l’insediamento del nuovo Consiglio Federale, quando si parlava di “dialogo” e “partecipazione”.
Ma a quelle proposte non è seguita alcuna risposta: nessun incontro, nessun confronto, nessuna considerazione.

Un clima di scarsa trasparenza

Negli ultimi tempi, oltre alla mancanza di dialogo, abbiamo visto venire meno anche la trasparenza.
Le decisioni federali arrivano come imposizioni, senza condivisione del percorso logico e decisionale.
Le società, invece di partecipare alla costruzione del movimento, si trovano a dover subire le scelte.

Parallelamente, il campionato è diventato meno equilibrato e competitivo.
Partite con scarti di oltre 10 gol, anche in semifinale – dove un tempo si arrivava ai supplementari – raccontano un declino nella spettacolarità e nell’imprevedibilità.
Questo rende difficile promuovere lo sport, coinvolgere nuovi atleti, attirare spettatori e sponsor.
Il risultato è un powerchair hockey sempre meno “sfida sportiva inclusiva” e sempre più “gara di potenza”.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso

La pubblicazione delle DOA (Disposizioni Organizzative Annuali) del 30 giugno ha segnato il punto di non ritorno.
Un documento che, invece di aprire spiragli di rinnovamento, ha rappresentato un ulteriore passo indietro in termini di equità, inclusione e visione sportiva.

Le nuove disposizioni infatti:

  • aumentano il limite di velocità da 15 a 15,5 km/h, penalizzando gli atleti più fragili e aumentando i rischi di collisioni e danni alle carrozzine, nonostante le richieste di riportarlo a 12 km/h, come quando l’Italia vinse il mondiale 2018;

  • ripristinano i due tempi da 20 minuti effettivi, nonostante studi medici abbiano già evidenziato i rischi per chi ha fragilità cardiache;

  • eliminano le Finali Nazionali di Lignano Sabbiadoro, da sempre il momento più bello e simbolico dell’anno, occasione di incontro, amicizia e sport;

  • aumentano i costi di affiliazione e iscrizione, a fronte di un’offerta sportiva ridotta.

In più, alle società è stato concesso solo una settimana di tempo – dal 30 giugno al 7 luglio – per decidere se iscriversi o meno al campionato.
Un termine troppo breve per una scelta così importante.
Insieme ad altre squadre abbiamo chiesto un confronto e una proroga, ma la FIPPS ha respinto la richiesta, confermando ancora una volta la mancanza di volontà di dialogo.

Una scelta di coerenza

Per tutto questo, con grande tristezza ma anche con dignità e coerenza, abbiamo scelto di non iscriverci al prossimo campionato nazionale.
Non per arrenderci, ma per far sentire la nostra voce.
Per lanciare un messaggio chiaro: qualcosa deve cambiare.
Un cambiamento che rimetta al centro i veri valori di questo sport — accessibilità, equità, rispetto e inclusione.

Speriamo che il nostro passo indietro possa servire a far fare due passi avanti all’intero movimento.

Guardando avanti

La nostra attività sportiva non si ferma.
Continueremo ad allenarci, a organizzare incontri amichevoli, tornei e giornate di sport e condivisione.
Chiunque voglia conoscere o provare il powerchair hockey, sarà sempre il benvenuto nella nostra palestra: le porte resteranno aperte e le carrozzine accese.

Noi restiamo — con il nostro cuore, i nostri sogni, la nostra storia.
E con la speranza che, presto, potremo tornare in campo in un campionato che torni a somigliare a quello che ci ha fatto innamorare.

Dream Team Milano